Riflessioni sulla possibile entrata in vigore del Codice della crisi di impresa ai tempi del Covid-19

Il Lockdown, reso necessario dalla pandemia Covid-19, avrà per ben più della metà delle PMI italiane un effetto profondo sui bilanci 2020 (si stima una riduzione del PIL almeno del 7%). In settori come quello alberghiero-turistico e della ristorazione si assisterà ad una vera e propria erosione dei margini economici e in molti casi a quasi azzeramento del patrimonio aziendale.

L’insolvenza, come la condizione di impotenza patrimoniale del debitore nel soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni in questo periodo storico, trova la sua tipica manifestazione; dunque è verosimile ritenere che la stragrande maggioranza delle PMI italiane risulti “positiva al test dell’insolvenza” e che, in assenza di adeguate misure di salvaguardia, la prognosi per esse sia infausta.

In questo quadro storico l’entrata in vigore del Nuovo Codice della Crisi d’impresa e di conseguenza di tutte le nuove misure e procedure che esso implicherebbe potrebbe avere per le aziende italiane effetti devastanti.

Alla luce delle condizioni di cui sopra, infatti, sembra assai difficile che gli Amministratori apprestino le procedure per garantire la “continuità aziendale” e di conseguenza il meccanismo di allerta non avrebbe alcuna possibilità di funzionare.

In quest’ottica, una soluzione alquanto interessante potrebbe essere quella di stabilire che le imprese, che prima della diffusione della pandemia, risultavano in attivo, non possano essere dichiarate fallite, se l’insolvenza sia sopraggiunta come conseguenza diretta dell’emergenza economica originata dalla pandemia.

L’accertamento della duplice condizione potrebbe evitare un effetto inarrestabile di aumento consistente dei fallimenti delle piccole e medio imprese italiane.

Si deve, inoltre, segnalare come in relazione alla situazione di pandemia attuale stia divenendo sempre più concreta l’ipotesi di una proroga dell’entrata in vigore dell’intero pacchetto di misure previste dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, dal prossimo 15 agosto al 15 agosto 2021. L’intervento, richiesto anche dal CNDCEC attraverso la proposta di un emendamento al disegno di legge di conversione del decreto Cura Italia, ora all’esame della Commissione Bilancio del Senato, mira soprattutto ad aiutare i professionisti che si troverebbero in difficoltà, senza il differimento, a gestire il probabile aumento delle procedure concorsuali dovute all’emergenza Covid-19. Si vuole, inoltre, evitare che i Tribunali si debbano trovare ad affrontare con le nuove regole una elevata quantità di procedure.

Avv. Matteo Giovine

Avv. Enrico Perrella